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Gli ultimi giorni di Giovanni de’ Medici, capitano delle truppe pontificie impegnate a impedire la discesa a Roma dei Lanzichenecchi.
Si possono ancora fare film sfolla-pubblico, programmaticamente impopolari nella forma e nei contenuti (a chi potrebbe interessare la storia di un oscuro soldato padano ambientata in una realtà storica che molti italiani probabilmente ignorano del tutto?) ma capaci di catturare attenzione, gloria e premi con la sola forza delle immagini (magnifica fotografia di Fabio Olmi) e una compostezza, morale ancora prima che filmica, che ingigantisce la figura da eroe semplice di Giovanni dalle Bande Nere, nella sua straordinaria dignità personaggio perfettamente coerente con l’itinerario di Ermanno Olmi, che a 69 anni ha realizzato il suo film più ambizioso, trasportando nei tempi bui del Medioevo (che da noi è finito con molto ritardo, o forse continua ancora) la serena aulicità del suo cinema. L’Italia frammentata e divisa delle Signorie, i cui domines sono ugualmente trattati con riguardosa severità, lascia il posto nei minuti finali al toccante avvicinamento verso la morte. Non distacco, ma rispetto: Olmi è un cineasta educato, colto, deferente verso la Storia e Dio stesso, mai citato direttamente ma evocato in continuazione nelle visioni mistiche dell’agonia e nell’espressione fiera del bulgaro Hristo Jivkov, vero e proprio “Cristo dei soldati”. Trasporta lo spettatore nella realtà del Cinquecento con mano leggerissima, senza neanche ch’egli se ne accorga: ed è il miglior complimento che si possa fare a questo film.

Voto: 8-

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