Temporaneamente costretto su una sedia a rotelle a causa di un incidente sul lavoro, un fotoreporter osserva la vita dei suoi inquilini spiando nelle loro case. Un giorno scompare la moglie di uno di loro.
Il grande successo, uno dei maggiori della carriera di Hitchcock, non fa de “La finestra sul cortile” il miglior film del regista: ha all’attivo un’idea straordinaria (di Cornell Woolrich, autore del racconto su cui si fonda la sceneggiatura di John Michael Hayes), l’uso diegetico da manuale della colonna sonora, alcuni guizzi di classe (la spiegazione della condizione di Jefferies “in foto”, senza neanche una parola) e l’immagine simbolo, nella storia del cinema e non solo, dell’umana passione per la curiosità e per il voyeurismo: James Stewart con il teleobiettivo in mano. Tuttavia, pur riconoscendogli la grande abilità nel gestirsi nei pochi metri quadrati di una camera da letto, non ha lo stato di grazia degli altri capolavori di Hitch. Le sdilinquenti schermaglie erotiche tra Stewart e Grace Kelly sono estenuanti e, più che aggiungere pathos e tensione alla storia, hanno lo stesso controproducente effetto delle scene d’amore in un film d’avventura per un bambino: danno la forte impressione di essere inutili. Il prefinale è un classico modello di suspense: sempre meglio che lo spettatore sappia qualcosa in più del protagonista. Rifatto nel 1998, col povero Christopher Reeve nel ruolo di L.B. Jefferies.

Voto: 7,5

Trivia
(Hitchcock compare dopo 25 minuti, mentre armeggia con un orologio nell’appartamento del musicista)
(Nel ruolo della ballerina c’è Georgine Darcy, che per tutto il mese di riprese visse realmente nell’appartamento in cui abitava il suo personaggio)

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