Una prostituta sfatta e alcolizzata scappa con un’adolescente inamorata di lei: insieme partono per un viaggio lungo e sanguinoso senza via d’uscita.
Il manuale della buona vincitrice di Oscar prevede recentemente l’ambita statuetta ad un’attrice che abbia il coraggio di mortificarsi fisicamente e psicologicamente. Dopo Hilary Swank (due volte) e Nicole Kidman-Virginia Woolf, nel 2003 è stata Charlize Theron, imbruttita in un trucco che la rende praticamente identica all’infermiera Louise Fletcher di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, a fare il botto con una bella e coraggiosa performance in un film paradigmatico dell’attuale condizione del cinema americano, in cui le produzioni indipendenti continuano ad insidiare, nella quantità e soprattutto nella qualità, i prodotti delle majors. A metà tra “Thelma e Louise” (di cui riprende, estremizzandola, la poetica dell’on the road svuotandola tuttavia di ogni femminismo) e “Boys don’t cry” (amore tenerissimo e impossibile nello squallore quotidiano della provincia americana), l’esordio alla regia di lungometraggio di Patty Jenkins avviene con un film d’attrici tratto da una storia vera di ordinaria disperazione, in cui la strepitosa Christina Ricci è al livello della sua più celebrata collega. Colonna sonora di gran spessore, dai Duran Duran ai Chemical Brothers.

Voto: 7,5

Trivia
(Charlize Theron ha guadagnato 15 chili per interpretare il suo personaggio. Ha vinto l’Oscar il 29 febbraio 2004, giorno del compleanno di Aileen Wuornos)
(Secondo la regista il film è stato girato in 28 giorni, girando anche nove pagine di sceneggiatura al giorno)