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Stéphane ha seri problemi a distinguere la realtà dal sogno. Si innamora della sua vicina di casa, o almeno così gli pare.
Il cinema di Michel Gondry è della materia di cui sono fatti i sogni, anche e soprattutto se non c’è Charlie Kaufman (sceneggiatore e in pratica co-autore del superbo “Eternal sunshine of the spotless mind”) a tenerlo fermo, cercando di cavare qualcosa di comprensibile dalla sua sfrenata creatività. Al suo terzo film, il regista di Versailles si adegua per la prima volta agli stilemi classici del cinema francese, utilizzando la collaudata impalcatura della commedia romantica per un fantasy di grande classe ed eleganza, che ha come unico difetto un certo eccesso di coolness che lo porta a specchiarsi compiaciuto nelle mirabilie che gli vengono in mente. Chi sogna molto e sogna bizzarro non potrà che riconoscersi nel personaggio principale e apprezzare le impeccabili “sospensioni” tra sogno e realtà. Una piccola enciclopedia dell’onirismo che ha la fondata ambizione di essere una forma d’arte parallela al cinema; Gondry può farlo, come ha saputo farcela nel governare i suoi impulsi da regista di videoclip, riuscendo a conciliare forma e significato. Versione italiana mortificata da un doppiaggio caterpillar che azzera le differenze di idioma della versione originale (in cui si alternano inglese, francese e un pizzico di spagnolo). Magnifici titoli di testa.

Voto: 7,5

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