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In una sontuosa villa fuori città, isolata dalla neve, viene ucciso il padrone di casa. Otto sospettate, tutte donne: sua moglie, le sue due figlie, sua cognata, sua suocera, sua sorella, la domestica, la balia.
Potrebbe essere una semplice coincidenza ma rischia di diventare un luogo comune: i migliori film sulle donne degli ultimi dieci anni sono stati realizzati da registi uomini e omosessuali. Ma François Ozon vola ancora più in su di Almodovar, perché il suo compendio dell’eterno femminino, tutt’altro che mieloso o indulgente, è del tutto privo di manierismi o manie di protagonismi, e rasenta la perfezione sotto ogni punto di vista. Ben lungi dall’essere un mero esercizio di stile da direttore d’attori, come dimostra l’inatteso finale; la miracolosa e riuscitissima riesumazione del giallo (genere ultrasepolto dal cinema contemporaneo), con evidenti citazioni di Agatha Christie (“Dieci piccoli indiani” per l’ambientazione e “Assassinio sull’Orient Express” per il meccanismo investigativo), va di pari passo con le citazioni dei grandi maestri francesi (Ophuls, Resnais e tanti altri) e con una formidabile abilità nel tenere salde le fila della narrazione senza scivolare nella teatralizzazione e concedere un ottavo a testa al magnifico cast (dovendo obbligatoriamente scegliere una carta dal mazzo, la spunta la solita Isabelle Huppert di un’unghia su Catherine Deneuve), vieppiù nobilitato dai numeri musicali (qui nessun dubbio: il migliore è “Toi jamais” che la sorniona Deneuve canta in faccia a Fanny Ardant), dalle coreografie, dai costumi e dalla fotografia.

Voto: 8

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