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David Shayne, giovane drammaturgo, scrive una commedia drammatica con la quale vorrebbe approvare a Broadway. Per ottenere i soldi, accetta di inserire nel cast la pupa di un gangster italo-americano, con tutte le complicazioni del caso.

Nel 1994 Woody Allen torna a farsi da parte, almeno fisicamente: i suoi tormenti, le sue angosce giovanili sono tutte nel personaggio di David, ben interpretato da John Cusack. Certo, David ha meno talento di Woody; però gli spunti autobiografici sembrano innegabili. La commedia funziona eccome, una delle migliori dell’ultimo ventennio alleniano, il miglior film dei ’90: ritmo alto e addirittura vertiginoso nelle irresistibili scene sul palco, dove le beghe durante le prove arrivano a livelli di comicità difficilmente toccabili da qualsiasi altro commediografo. Merito anche di un cast strepitoso che, come si fa in certi festival, meriterebbe un premio complessivo; gli Oscar, abituati invece a valutare le prestazioni individuali, premiarono con l’Oscar l’eccellente Dianne Wiest nel ruolo di una primadonna alla Gloria Swanson. La vera rivelazione è però Chazz Palminteri, impagabile tirapiedi col talento nascosto per la scrittura. Elegante, frizzante e trascinante: insomma, uno dei più felici esempi di cinema jazz.

Voto: 7+

Trivia
(L’appartamento dove David Shayne e Julian incontrano Olive per la prima volta fu utilizzato anche ne “Il padrino” (1972), quando Luca Brasi va a visitare la famiglia Tatalia)
(L’ultima frase pronunciata da Chazz Palminteri, “Don’t speak”, era improvvisata)