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Un allenatore di basket fuori dal giro da dieci anni torna ad allenare in uno sperduto paese nell’Indiana, portando la piccola squadra locale alle finali del campionato dello Stato.
Da una storia vera. Nel decennio che, in America come altrove (da Los Angeles ’84 in poi), ha definitivamente sancito la nascita dello sport contemporaneo, iperprofessionista, megasponsorizzato e plurivitaminico, si assiste ad un ritorno in voga del film sportivo, sull’onda lunga del fortunatissimo “Momenti di gloria”. Romantici, malinconici, ambientati nel passato per dare una visione nostalgica e arcadica dello sport, ne fioccano diversi per ogni disciplina. Del basket tratta “Colpo vincente”, fotoromanzone di smaccata ordinarietà, senza personalità e con un grosso difetto: lo sport può riservare sorprese in continuazione essendo per sua natura imprevedibile, ma questo film è imprevedibile come un’USA-Egitto di pallacanestro. Gli sbadigli non impediscono tuttavia di apprezzare la vibrante eccitazione delle pur scontatissime partite di basket e ovviamente Gene Hackman, solido come una quercia. Inverecondo macchiettone di Dennis Hopper, che comunque lo portò alla sua unica nomination all’Oscar in carriera (l’Academy al suo peggio). Grave scivolone italiano in fase di doppiaggio (“Hai visto l’ultimo film di Stallone?” “No, preferisco Richard Gere”. Nell’Indiana del 1951!?).

Voto: 6=

Trivia
(Riintitolato “Best Shot” nei vari Paesi europei che non conoscevano il significato della parola “hoosier”)

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