point-break.jpg
Los Angeles: Un giovane e aitante poliziotto entra nell’FBI per occuparsi, insieme ad uno scafatissimo collega, di una banda di rapinatori che suole depredare le banche indossando le maschere di ex presidenti USA.

Si resiste a fatica alla tentazione di lanciarsi in grevi giochi di parole con il significato in italiano della locuzione “Point Break” (punto di rottura); ma il quarto film dell’altre volte brava (pensate a “Strange Days”) Kathryn Bigelow è semplicemente inguardabile, idolatrato ogni oltre umana comprensione per una qualche vaga spolverata di machismo da spiaggia e nichilismo da quattordicenni su una sceneggiatura altrimenti inesistente. L’unica idea originale (le maschere), bruciata alla fine dei primi dieci minuti (unico momento accettabile del film), è travolta da centodieci minuti spesso imbarazzanti, per l’impunita sfacciataggine con cui si declina il solito stolido frasario da film d’azione. Patrick Swayze, attore mediocre, fa la figura del divo al fianco di un Keanu Reeves vergognoso, nel film che – così va il mondo – rappresentò il suo trampolino di lancio verso Hollywood. Abbondanza spropositata di volte in cui la parola “onda” viene usata dai protagonisti come metafora di qualcosa. Non guardatelo, andate al mare.

Voto: 3,5

Trivia
(Al ruolo di Johnny Utah concorsero anche Matthew Broderick, Johnny Depp e Charlie Sheen)
(Le maschere dei quattro presidenti sono quelle di Ronald Reagan, Jimmy Carter, Lyndon Johnson e Richard Nixon)

Annunci