lasso-nella-manica.jpg
Un reporter della peggior foggia, licenziato da tutti i principali quotidiani del Paese, trova un posto in un modesto giornale di Albuquerque; in cerca dello scoop che può rilanciarne la carriera, lo trova nella storia di un minatore rimasto intrappolato in una cava di roccia lì vicino.
Sembra stato girato ieri e scritto l’altro ieri; ma “L’asso nella manica” ha 56 anni e, a parte qualche perdonabilissimo eccesso di stereotipi, aveva previsto tutto. Ideale capostipite della trilogia sul giornalismo del cinema americano, insieme a “L’ultima minaccia” di Richard Brooks (“E’ la stampa, bellezza!”) e “Tutti gli uomini del presidente” di Pakula, racconta il veleno e le storture di un mestiere del cui alto valore di responsabilità morale e civile ci si ricorda purtroppo solo nelle circostanze negative. Il “circo mediatico”, i parenti e gli amici, i forestieri curiosi, il pezzo di colore su “l’intero paese che sta vivendo ore di angoscia” e il restante sciacallaggio ivi non menzionato; c’è tutto, messo in immagini da un Billy Wilder come al solito magistrale. Al suo servizio, ha uno scopo cinico e ben preciso anche l’abituale dilagare di un Kirk Douglas in una delle migliori performances della carriera.

Voto: 8