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Uno stolido energumeno neonazista, appena uscito di galera, finisce in una bislacca comunità di recupero improntata sui valori cattolici.
Premiata al Sundance Film Festival e accolta un po’ dovunque con un entusiasmo generale forse anche superiore ai suoi meriti oggettivi, “Le mele di Adamo” si prefigge di battere i sentieri laterali del pensiero cattolico, sarcasticamente convinto che il perseguimento delle tre virtù teologali si possa raggiungere anche con un’interpretazione non proprio letterale dei precetti delle Sacre Scritture. Le simbologie abbondano e con esse le citazioni su vari livelli, passando da quella cinematograficamente obbligata di Lars Von Trier (col quale Anders Thomas Jensen ha in comune il gusto per il grottesco e lo humour nero) a quelle letterarie (il Candide di Voltaire). La brace non è molta e non basta per cuocere tutto ciò che c’è sul fuoco, ma la qualità media della carne è di molto superiore a quella solitamente in circolazione anche sul solo mercato europeo. Si fanno sempre meno commedie satiriche (uno dei generi più difficili e problematici in assoluto), ed è un peccato perché i grandi temi dell’umanità vengono aggiornati in continuazione dai mutamenti sociali, politici e di costume. Qualche battuta a vuoto tra una pagina di bel cinema e l’altra.

Voto: 7