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Il 25 luglio 1973 il plurirapinatore Horst Fantazzini, detenuto nel carcere di Fossano, tenta invano l’evasione e si barrica quindi in un ufficio con due guardie giurate.
L’omaggio del padovano Enzo Monteleone a Fantazzini, “il bandito gentile” (una sorta di Vallanzasca emiliano di vaghe vedute anarchiche, che tra i ’60 e i ’70 visitò moltissime banche lungo tutto il Nord Italia) avviene sulla scia e sul modello dei grandi classici del cinema americano in materia di rapine, fughe, evasioni e drammi carcerari: su tutti, per atmosfera e tensione, l’ovvio “Dog Day Afternoon” di Lumet, che proprio dei Seventies – qui ritratti niente male, con un’abile sintesi del contesto sociale (il carcere di Fossano pieno di meridionali) e solo minime concessioni al didascalismo – è una pietra angolare. Ai confini del plagio la citazione di “Carlito’s Way” nel sottofinale in ospedale. Va da sé che Stefano Accorsi non è Al Pacino, anche se il bolognese, che all’epoca, nel paradigma di Arbasino, occupava ancora la casella di “brillante promessa”, offre una delle migliori prestazioni in carriera. Bene gli attori comprimari, con Solfrizzi – finalmente restituito all’accento pugliese – e Catania una spanna sugli altri. Il film termina col resoconto delle sorti di Fantazzini aggiornato al 1999; ottenuta poco dopo la semilibertà, tornò ben presto all’antico amore, fu di nuovo arrestato e morì per un aneurisma all’aorta la vigilia di Natale del 2001.

Voto: 6,5