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T.S. Garp, concepito con metodi non proprio ortodossi dalla madre infermiera e fervente femminista, cresce e afferma la propria personalità diventando uno scrittore.
Dall’omonimo bestseller di John Irving (che fa il cammeo di un arbitro di lotta). Un film bruttino da un libro bellissimo ma francamente infilmabile; difficile comprimere in due ore 516 pagine dense di fatti, descrizioni, considerazioni e ritratti. Ci ha provato nel 1982 George Roy Hill, solido mestierante di buon successo al botteghino (“Butch Cassidy”, “La stangata”), troppo convenzionale per far meglio di questo film illustrativo, monocorde e sostanzialmente inerte, in cui le poche emozioni forti (quelle che nel libro non mancano) arrivano nell’ultima mezz’ora. La sferzante critica-satira sociale di Irving non esiste se non nel finale, sostituita dall’educazione sentimentale di Garp e dall’analisi dettagliata e un po’ stucchevole del rapporto madre-figlio. I non protagonisti Glenn Close e John Lithgow beneficiati di due inspiegabili candidature all’Oscar, specialmente la seconda. Frase da copertina: “Diciotto. Non esiste un’altra parola al mondo così sexy”.

Voto: 5,5

Trivia
(Glenn Close nel ruolo della madre di Robin Williams nonostante sia solo quattro anni più vecchia di lui)

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