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Venduta dalla famiglia a un bruto che si esibisce nelle fiere di paese come fenomeno da baraccone, una ragazza fragile e introversa fa amicizia con un simpatico acrobata.
Il film che ha dato notorietà internazionale a Federico Fellini, col suo primo Oscar come miglior film straniero (in realtà il primo in assoluto). Si ritrovano tutti i temi cari al maestro: la passione per l’ambiente circense, l’affetto sconfinato verso i freaks d’ogni tipologia e latitudine, le suggestioni religiose (l’inquietante processione) e il proverbiale finale sulla spiaggia. Primo mattone del nuovo cinema felliniano: prende le mosse dal neorealismo e lo trasporta in una dimensione magica, eterea, mantenendo solo il numero minimo indispensabile di agganci alla realtà (i dialetti, la locandina di un film). Con una scena spesso riservata a soli due personaggi, qualche lungaggine di troppo svela gli acciacchi dell’età. Anthony Quinn nel ruolo che – insieme a Zorba – vale una carriera; Giulietta Masina incantevole. Anche Leone d’Argento a Venezia 1954.

Voto: 8=

Trivia
(La locandina appesa a un lampione che si vede in una delle scene finali è quella di “Due ore ancora”, di Rudolph Maté)

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