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Un rispettabile ministro inglese si lascia sedurre dalla sua futura nuora, femme fatale dai capelli corvini e dal misterioso passato.
L’impianto narrativo del penultimo film di Louis Malle, alla sua più riuscita trasferta all’estero insieme al pregevole “Atlantic City”, non ha nulla di dissimile dai molti thriller di dark ladies e attrazioni fatali; ciò che è diverso, e che fa la differenza, è il modo, la padronanza con cui il vecchio Malle passa da un registro all’altro (il mélo, il noir, il dramma familiare) mantenendo intatta la cifra generale del film, un’eleganza britannica che nella prima parte può anche passare per freddezza. Tre grandi attori: Jeremy Irons gioca in casa, in uno di quei ruoli sui quali ha costruito una carriera; Miranda Richardson, di gran moda a inizio anni ’90, superba nel finale; la rivelazione è Juliette Binoche, alla definitiva consacrazione prima di diventare una delle muse di Kieslowski. Da grande conoscitore del noir (da “Ascensore per il patibolo” in giù), Malle si diverte nella scena-clou a far compiere al Caso, elemento classico e fondamentale del genere, una doppia, consecutiva piroetta. Memorabili gli ultimi venti minuti.

Voto: 7+