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La sera del 9 ottobre 1997 Marco Paolini rievoca, negli stessi luoghi, i fatti e gli accidenti che 34 anni prima avevano portato alla sciagura del Vajont e dei paesini limitrofi.
Lo strappo alla regola, l’eccezione che porta il teatro per la prima volta qua dentro è il tributo al più bell’esempio di teatro civile mai realizzato in Italia negli ultimi – quanti saranno? 20? 30? 50 anni? Tra le moltissime pagine oscure del dopoguerra in italiano, la strage di Longarone, Rivalta, Pirago, Faè, Villanova e dintorni è la più dolorosa, costosa e terribile; ma è anche tra le più dimenticate, perché l’incontrastabile fatalità dell’incidente naturale davanti al quale l’uomo è impotente fu una frottola con cui i responsabili si sono riempiti la bocca per decenni. Paolini è un fenomeno che parlando di invasi, carotaggi e smottamenti con esattezza da geologo e cuore da grande artista tenne incollati all’epoca, oltre che i 500 spettatori dal vivo, anche sei milioni di telespettatori che, per la stragrande maggioranza, non l’avevano mai sentito neanche nominare; si aggiunsero davanti alla tv a poco a poco, attirati dallo zapping o dal passaparola, e non si staccarono fino alla fine. Il ricordo degli ultimi minuti di vita di una piccola città ha una portata devastante che, anche nello spettatore più ignorante e disinteressato, genera lacrime di rabbia. In ultimo, riflessione sullo stato dell’arte nella TV cosiddetta pubblica, su cui ognuno saprà trarre le stesse, medesime conclusioni.

Voto: 8

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