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Un regista e coreografo – gran fumatore, scopatore e sbevazzatore – è impegnato nelle prove del suo prossimo spettacolo, quando la sua salute inizia a peggiorare.
4 Oscar e Palma d’Oro a Cannes (ex-aequo con “Kagemusha”)La vita è spettacolo. Il musical più ambizioso di tutti i tempi, tanto da rasentare la presunzione. L’Otto e Mezzo di Bob Fosse, grande genio del palcoscenico qui immerso in un’autoanalisi felliniana (ispirata ad un fatto realmente accaduto, il suo ricovero in ospedale per un attacco di cuore) che sfocia nella sintesi di una filosofia di vita di estremo fascino e dignità professionale, nonostante le apparenze. I vizi, le nevrosi, gli esordi da ballerino di tiptap, le donne (Jessica Lange è la sua Claudia Cardinale), le crisi, gli addii rendono i numeri musicali, più rarefatti rispetto alla media del genere, di una sostanza e di un’intensità inedita. Lo stato di costante e vibrante eccitazione conduce a qualche inevitabile passo falso, ma è proprio la parte “parlata” il suo punto forte, là dove svetta un grande Roy Scheider alla prova della vita. E in che modo si può mettere in scena non una morte, ma la Morte? Il finale lascia stupefatti, ancor prima che ammirati: si può adorarlo come detestarlo, trovarlo magnifico come inqualificabilmente Kitsch, ma su una cosa non si può che essere d’accordo: Bob Fosse non è stato uno dei tanti.

Voto: 7,5

Trivia
(Molti personaggi del film sono ispirati a persone realmente esistenti nell’ambiente teatrale di Broadway-New York. Se Joe Gideon è proprio Bob Fosse, il personaggio di Audrey Paris si rifà a sua moglie Gwen Verdon, anche protagonista di numerosi suoi spettacoli. Il personaggio di Lucas Sergeant (John Lithgow) è invece Michael Bennett, altro regista teatrale dell’epoca e rivale di Fosse. Il personaggio di Kate Jagger (Ann Reinking) è invece ispirato all’attrice stessa)
(Nicole Fosse, la figlia sedicenne del regista, compare brevemente nel ruolo di una ballerina)
(Il titolo del film si ispira al pezzo “All that Jazz” contenuto nel musical “Chicago” che Bob Fosse portò a Broadway nel 1975, e Rob Marshall a Hollywood nel 2002)

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