lascia-perdere-johnny.jpg
Caserta, anni ’70: per evitare il servizio militare, Faustino cerca di ottenere un contratto come chitarrista in un complessino locale. Poi, un giorno, in città arriva un noto direttore d’orchestra milanese.
L’esordio alla regia di Fabrizio Bentivoglio arriva a 50 anni suonati da qualche mese, età per cui in Italia si è ancora brillante promessa. Classico esempio di cinema medio italiano: nostalgico, folkloristico, malinconico, il paesello, la bella canzone di una volta. Per quanto ottimamente recitato (specie da Lina Sastri e i fratelli Servillo, mentre il protagonista Antimo Merolillo ha una fissità di sguardo non del tutto involontaria), non riesce a scrollarsi di dosso il solito sentore di “già visto” che ammorba gran parte della produzione nostrana: le citazioni sono talmente tante (persino calcistiche: c’è anche un tale Carlo Tagnin, come un Ligabue qualsiasi) che diventa ozioso mettersi a piluccarle. Ci si aspettava un Bentivoglio più ardimentoso, più sregolato e meno prudente; invece, trascorsa la buona prima mezz’ora di presentazione, si gira lungamente a vuoto e si conclude con un finale aperto discreto che non c’entra niente con tutto il resto. Una bellissima sequenza (la caduta in mare) interrotta maldestramente sul più bello. Sufficienza di stima e d’incoraggiamento.

Voto: 6+

Annunci