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A un avvocato della Marina alle prime cause e al capitano della Commissione Disciplinare viene affidata la difesa di due marines di Guantanamo accusati di aver deliberatamente ucciso un loro commilitone.
Il miglior legal-thriller sfornato dal cinema americano dai gloriosi tempi del “Verdetto” con Paul Newman sottostà in toto ai tempi, ai modi e alla retorica del genere, e per questo risulta perfettamente godibile e degno di essere considerato all’altezza dei capisaldi di Sidney Lumet e soci. L’escursione nell’ambito militare, anche in un contesto spinoso come la baia di Guantanamo, avviene con obiettività e grande padronanza del discorso: la sceneggiatura e i dialoghi di Aaron Sorkin (futuro ideatore e scrittore del serial “West Wing – Tutti gli uomini del Presidente”) sono perfetti, e hanno la non comune qualità di lasciarsi seguire con oggettiva facilità senza impantanare l’uditorio in un groviglio di nomi, cognomi, date e carte bollate. Rob Reiner, regista versatile che ebbe il suo massimo splendore tra fine ’80 e inizio ’90, dirige con professionalità. Quando la macchina hollywoodiana funziona con quest’efficacia prussiana, la resa spettacolare è indiscutibile. Memorabile il lungo duetto Cruise-Nicholson nell’interrogatorio finale, col Maestro Jack che arrivò alla nomination all’Oscar pur essendo presente in sole quattro scene di un film di due ore e venti minuti. Uno dei primi film clintoniani della storia del cinema USA.

Voto: 7+

Trivia
(La scena in cui Kiefer Sutherland porta in giro in jeep i tre avvocati per la baia di Guantanamo fu ripetuta più volte perché Sutherland, molto a disagio col mezzo, continuava a investire soldati)
(La scena d’amore di prammatica tra Tom Cruise e Demi Moore, presente nella sceneggiatura originale, fu fortunatamente evitata perché il film non ne sentiva affatto il bisogno)

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