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L’americano Robert Langdon, studioso di simbologia religiosa, indaga con una detective francese sulla misteriosa morte di un curatore del Louvre che prima di spirare ha scritto parole arcane sul pavimento del museo. La polizia francese, intanto, sospetta di loro.
Fedele trasposizione dell’omonimo best-seller di Dan Brown, il maggior successo editoriale planetario degli ultimi anni (non un fausto presagio per la civiltà occidentale). Evitando con cura di indugiare sulle minchiate che l’ineffabile Brown propina lungo le 524 pagine del suo romanzone spacciandole per sconvolgenti verità con inarrivabile boria mista a paraculaggine, cosa resta da commentare? Howard non è un’aquila e il suo tentativo di riaggiornare ai progressi tecnologici il vecchio mito di Indiana Jones (circondandolo di un misticismo da brochure pubblicitaria) fallisce quasi miseramente, perché – a parte una prima mezz’ora dedicata alla semina degli indizi, caotica ma interessante – frana fatalmente alla distanza come un mezzofondista che si trova costretto a correre una maratona. Da lungo il film diventa estenuante, e non aiutano le verbosissime spiegazioni storico-mitiche, peraltro illustrate con flashback tremendi. L’imponente dispiego di mezzi ed effetti raramente dà un’anima a un film. Tom Hanks porta a spasso per l’Europa il suo doppio mento scortato da un’Audrey Tautou retrocessa al rango di bella statuina. Difficile comunque farlo venire meglio di così: la carne al fuoco è troppa e, per dare uno spessore ad ogni personaggio – si veda il monaco Silas, meritevole di ben altre attenzioni – sarebbe dovuto durare almeno il doppio. Nella sua natura di votaccio, il giudizio finale è contenuto.

Voto: 5-

Trivia
(Per la parte dei due protagonisti sono stati considerati anche Bill Paxton, Russell Crowe, Ralph Fiennes, Hugh Jackman, George Clooney, Julie Delpy e Kate Beckinsale)
(Cammeo di Dan Brown nella scena iniziale, dopo che la polizia ha appena chiesto a Langdon di seguirlo; è appena alla sinistra di Tom Hanks)

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