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Nei barrios più bassi di una putrescente Città del Messico si incrociano le vicende di un barbone sicario che vive in una topaia, un ragazzo che cerca di far soldi con i combattimenti clandestini tra cani e una modella deturpata da un incidente stradale.
Folgorante esordio cinematografico del 37enne messicano Alejandro Gonzalez Iñàrritu; una delle rarissime opere prime degli ultimi vent’anni ad avere, dall’inizio alla fine, uno scopo ben preciso, e a perseguirlo con uno stile e una poetica che faranno presto a diventare marchio di fabbrica. E’ in questo primo film che la sceneggiatura a incastro di Guillermo Arriaga va più vicina alla perfezione; in “21 grammi” si farà più intricata e in “Babel” più sfocata per lasciare spazio ai personaggi. Imperniato su tre storie d’amore che hanno come titolo e personaggi altrettante coppie uomo-donna: cognati, amanti e padre e figlia. A parte le scene “di raccordo” tra una storia e l’altra (l’incidente, il manifesto), sono proprio i singoli episodi a impressionare: il migliore, strepitoso, è “Daniel e Valeria”, via di mezzo tra l’amour fou almodovariano e un’appuntita e letteraria sottigliezza che si muove nello spazio domestico come in un racconto di Raymond Carver. Iñàrritu conosce bene la forza delle immagini e ci si affida ogni volta che può senza inutili verbosità, facendo procedere la storia con gli elementi propri del cinema: una foto, uno sguardo, un dettaglio, un montaggio alternato a regola d’arte. Non ha ancora fatto meglio di questo film.

Voto: 8-

Trivia
(La sequenza dell’incidente d’auto fu ripresa simultaneamente da nove cineprese)
(Il classico cartello che dice che nessun animale è stato ferito o ucciso durante le riprese viene mostrato, per ovvie ragioni, all’inizio e non alla fine del film)