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Nato il 4 luglio del 1946, il giovane Ron Kovic da Long Island si arruola nei marines per combattere al fronte in Vietnam. Torna a casa su una sedia a rotelle, paralizzato dal torace in giù.
Dopo la felice parentesi minimal di “Talk Radio”, Oliver Stone riprende il discorso sul Vietnam che aveva interrotto tre anni prima con il sopravvalutato “Platoon”. La parte post-bellica, dove subentrano tutte le conseguenze fisiche e psichiche del conflitto, è sovente ancora più straziante; soprattutto in questo caso, perché alle sofferenze del reduce si accompagna la tremenda consapevolezza di aver combattuto per nulla, per quanto di più lontano dalla “giusta causa” che aveva mosso i loro padri e i padri dei loro padri. La biografia di Ron Kovic, paradigma della famosa perdita dell’innocenza del popolo americano a cavallo tra i ’60 e i ’70, non si sottrae ovviamente all’abituale retorica di Stone; ma, come già detto altre volte (cfr. “Nel nome del padre”), la retorica non è solo opportuna ma addirittura sacrosanta quando si trattano argomenti tanto emblematici, e non c’è miglior modo di sottolineare l’orrore della guerra che mostrare il sangue, il piscio, la devastazione e gli sguardi imbarazzati verso i reduci che sfilano nella parata della festa nazionale. Nell’ottima prima parte, aperta da un prologo bellissimo, Stone gioca con i miti nazionali (il baseball, il ballo di fine anno) caricandoli di funebre enfasi; la parentesi messicana, unico momento non all’altezza, anticipa lo Stone caotico e sensazionalistico (il verme) della seconda parte di carriera. Tom Cruise ha campato di rendita per anni su questa straordinaria interpretazione. Due Oscar (regia e montaggio) e quattro Golden Globes di cui uno alla sceneggiatura, firmata Stone-Kovic: questi ricevette il premio il 20 gennaio 1990, ventidue anni esatti dopo le pallottole di Charlie.

Voto: 7+

Trivia
(Tom Cruise è nato il 3 luglio)
(Ron Kovic compare nella scena dei titoli di testa nei panni di un veterano della Seconda Guerra Mondiale che sfila nella parata del 4 luglio)
(Nella manifestazione pacifista, uno dei dimostranti getta per terra le sue decorazioni – un Cuore Viola e una Stella di Bronzo – sostenendo che non valgono niente. Sono le due stesse decorazioni ricevute in Vietnam da Oliver Stone, due volte rimasto ferito)

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