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Truman Burbank è l’inconsapevole protagonista di un gigantesco reality-show che va in onda su un network americano dal primo giorno della sua vita; tutte le persone che ha conosciuto, i suoi genitori, sua moglie, il suo migliore amico – sono tutti attori.
Uno dei luoghi comuni (e come tale, possessore di un fondo di verità) di più dura scalfittura sul cinema degli ultimi decenni è che si limita a osservare, registrare e fare film sui cambiamenti sociali e di costume, senza più riuscire a prevederli e anticiparli. non riesce più, a differenza del passato, ad anticipare il futuro, a prevedere i cambiamenti sociali e di costume. “The Truman Show” è un’eccezione: uscito nel giugno 1998, in coincidenza con i primi vagiti dei reality show, ne ha preconizzato la forza d’urto potenzialmente devastante. Ma, più che su un fenomeno di semi-isteria collettiva (com’è stato anche da noi, almeno all’inizio, il Grande Fratello), è un film sulla spregiudicatezza di un mezzo cui nessuno ha impedito di diventare assolutista (a quale illustre personaggio storico collegate immediatamente il nome Christof?). L’idea semplice quanto geniale messa su carta dal neozelandese Andrew Niccol (un uomo vive dall’inizio una vita di cartapesta: come potrebbe scoprirlo e cosa accadrebbe allora?), oltre a non avere la minima grinza, è ancora più meritevole di elogi sperticati perché abbina alla bontà del testo intuizioni visive folgoranti (il faretto “Sirio” che cade all’inizio; la spilla con su scritto “Come andrà a finire?”; il finale) che trovano in Peter Weir la giusta sponda per comporre un (quasi) capolavoro. Furbata: per raccontare il passato di Truman niente di meglio che mielosi flashback da soap opera, più che giustificati in un racconto scritto scimmiottando gli stilemi della televisione. Fu il film che sdoganò Jim Carrey dalla nociva immagine di novello Jerry Lewis stupido il triplo, aprendogli la strada per una nuova carriera.

Voto: 8-

Trivia
(Dennis Hopper rinunciò al ruolo di Christof dopo il primo giorno di riprese. Fu sostituito da Ed Harris, che vinse un Golden Globe come attore non protagonista)
(Ai membri del cast e della troupe fu proibito di citare, in presenza di Carrey, qualsiasi frase tratta dai suoi precedenti film demenziali)
(Filmato da Weir in formato 1:66:1, per renderlo più simile ad uno show televisivo)
(L’attore che suona il piano nella scena dell’incontro tra Truman e suo padre è il compositore Philip Glass)