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In occasione del decimo anniversario della Shoah, Alain Resnais gira un breve documentario sul campo di concentramento di Auschwitz.
Non si guarda “Notte e nebbia” per curiosità, né tantomeno per svago; non lo si guarda per caso. Non si può affrontarlo con disinteresse, perché è una tremenda lezione di storia che esige silenzio e massima attenzione. Il discorso che porta avanti ha la ferma autorevolezza della parola di Dio – ammesso che esista; il suo valore storico è inestimabile, perché nel 1956 le immani dimensioni dell’Olocausto erano ancora sconosciute ai più. Ogni frase ha il suo corrispettivo in immagini, e sono immagini sempre più terribili e profondamente insultanti per la nostra specie. Resnais ci sbatte in faccia la vergogna e lo scandalo della razza umana, con uno sdegno composto e perciò ancora più vibrante. Non si nasconde nei lambiccamenti e nelle pause d’autore; il suo documentario è una freccia che segue una linea retta e colpisce il cuore, straziandolo. Gli ultimi dieci minuti sono vere e proprie “urla dal silenzio”, tradotte nella musica di Delerue. Sta al cinema come “Guernica” alla pittura. Nove milioni di morti!

Voto: s.v.

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