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Un fervente pastore va in giro per campagne a sposare e uccidere vedove per rubare loro l’eredità lasciata dai defunti mariti. In carcere conosce un ladro che, prima di essere condannato a morte, gli rivela che suo figlio sa dov’è nascosto il denaro.
L’unico film diretto da Charles Laughton non assomiglia a nessun altro. I suoi riferimenti sono soprattutto letterari, e spaziano dai racconti picareschi ai romanzi seicenteschi d’avventura passando per il mito di Barbablù. Per il barocchismo a tratti sfrenato e la puntigliosa ricerca della perfezione in ogni inquadratura lo si può avvicinare ad alcune vette dell’espressionismo tedesco; Robert Mitchum, obliquo e inquietante, rievoca certe pieghe di Hans Beckert, l’assassino del langhiano “M, il mostro di Dusseldorf”. Straordinaria favola nera destinata a diventare ineguagliato modello per generazioni di cineasti americani: tra gli altri Spielberg, Scorsese, Gilliam, Tim Burton e perfino Spike Lee, che si ricordò della parabola della mano destra e della mano sinistra per il suo celebre personaggio di Radio Raheem in “Fa’ la cosa giusta”. Memorabile racconto di formazione sotto le infallibili cadenze di un thriller ancora più malsano perché non estraneo a virate sul grottesco. I generi e i registri stilistici si intrecciano continuamente per celebrare il Trionfo del Cinema, inteso come magico marchingegno che dà vita ad ogni illusione e rende reali le prospettive più ardite, come la lontana apparizione notturna di Mitchum a cavallo (scena sublime). In soli novanta minuti, come d’incanto, il cinema americano fece un salto avanti di vent’anni.

Voto: 9

Trivia
(Secondo Robert Mitchum Laughton aveva trovato la sceneggiatura originale di James Agee del tutto inaccettabile; licenziò Agee e la riscrisse, non accreditandosi)
(Gary Cooper rifiutò il ruolo del protagonista perché avrebbe potuto nuocere alla sua carriera)
(Il titolo della versione svedese svela in anticipo dove i due bambini hanno nascosto il denaro)

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