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New York: una strampalata ragazza che cade in deliquio davanti alle vetrine della gioielleria Tiffany si guadagna da vivere accompagnando ricchi e facoltosi signori. Il suo nuovo coinquilino è uno scrittore spiantato in crisi d’ispirazione.
Va dato atto a Truman Capote – dal cui romanzo omonimo è tratta la sceneggiatura di George Axelrod – di aver involontariamente confezionato un perfetto termine di paragone: come la merce in esposizione nella nota gioielleria, “Colazione da Tiffany” è una chincaglieria antiquata ma elegante, di ruffiana carineria e di profonda inutilità. Commedia all’acqua di rose diretta con professionalità e disagio da quell’animale di razza per farse a mille all’ora che è Blake Edwards; la sua unica ragion d’essere sta nell’ossuta e oggettivamente incantevole Audrey Hepburn, comunque fin troppo glorificata da generazioni di donne che l’hanno eletta a loro eroina e modello di vita – o almeno così è scritto sui giornaletti da parrucchiera, dacché la sfida è aperta: avete mai conosciuto nel mondo reale qualcuna che sostenesse, rimanendo seria, di avere le “paturnie”? La celeberrima “Moon River” di Henry Mancini è il grimaldello che fa sospirare i cuori dolci e fa venire il magone da nostalgia, che poi è quell’ingannevole sentimento che rende memorabili ed eterni luoghi, persone e situazioni che non lo meritavano affatto. Come questo film.

Voto: 6=

Trivia
(Tiffany aprì le porte della sua gioielleria di domenica per la prima volta nel ventesimo secolo per consentire le riprese all’interno del suo negozio)
(Audrey Hepburn dichiarò che la scena in cui abbandona il suo gatto sotto la pioggia era stata la scena più crudele della sua carriera)
(Nella sceneggiatura originale furono omessi i riferimenti alla bisessualità della protagonista, che erano invece presenti nel romanzo di Capote)
(Un responsabile della produzione propose, in una seduta di post-produzione, di eliminare la scena in cui Audrey Hepburn canta “that stupid song”. La Hepburn si oppose fermamente)
(Il celebre vestito nero indossato da Audrey Hepburn è stato venduto all’asta da Christie’s il 4 dicembre 2006, per 807 mila dollari)