storie.jpg
Parigi: storie sparse di un fotografo di guerra, della sua compagna attrice, di suo figlio scappato di casa, di una famiglia di senegalesi, di una donna rumena che viene rimpatriata.
Secondo film di Michael Haneke arrivato in Italia, nel 2000, dopo il prodigioso “Funny Games”, con cui non ha quasi nulla in comune. Mancano l’eversività e la limpidezza nell’invettiva che facevano del film precedente un semi-capolavoro; finanche il brutale pessimismo è sostituito da uno sguardo genericamente e gelidamente analitico, all’insegna di un’incomunicabilità metatestuale che semplicemente non va da nessuna parte. Il codice per interpretare il film non viene peraltro mai rivelato (titolo originale: “Code inconnu”), e col passare dei minuti anche l’eventuale tentativo di ricostruzione del puzzle creato in fase di montaggio diventa del tutto pleonastico (un grosso punto interrogativo incombe sulla parte ambientata in Romania). Destrutturato in frammenti, molti dei quali sono piani-sequenza in bilico tra il virtuosistico e l’ombelicale: alcuni sono tramutati in grande cinema da Juliette Binoche (il prolungato primo piano sulla sua performance d’attrice; la scena nel metrò). Quanto al resto, boh.

Voto: 5+