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Un pianista inglese e una giornalista indagano su un misterioso pazzo omicida che accoppa le sue vittime a colpi di mannaia.
Il più noto – ma non il migliore – dei film di Dario Argento, quello che gli ha dato la fama internazionale come vetta dell’horror gotico. Sintetizzando con brutalità degna degli ammazzamenti di questo film, è una stronzata di gran classe: di rara inettitudine non tanto nella sceneggiatura quanto proprio nel soggetto iniziale, ma costellato di momenti di cinema notevolissimo dov’è benvenuto anche il grand-guignol più riprovevole e deplorevole, perché provvisto a suo modo di un’originalità che va a braccetto con un’innegabile capacità di sorprendere. Argento si rivela dunque cineasta raffinato, che per capire e spaventarci ci invita a guardare e soprattutto ascoltare: ma, delle cinque componenti del sonoro – silenzio, musica, effetti sonori, rumori, dialoghi –, quest’ultima è la meno importante. Tutte le sequenze dei delitti sono entrate nel gotha del genere: se avessimo un coltello alla gola che ci costringesse a sceglierne una, la scelta cadrebbe sul merlo indiano. Daria Nicolodi, moglie del regista, è tremenda spalla di un David Hemmings in fase di rilancio. Sempiterne musiche di Giorgio Gaslini & Goblins.

Voto: 6,5

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