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Indagando su una strage avvenuta al porto di New Orleans e sul misterioso omicidio di una ragazza ad essa collegato, un agente scopre che è possibile intervenire attivamente sul passato e modificarlo in meglio.
Il ritorno a buoni livelli dello Scott minore (non solo anagraficamente) avviene grazie ad un fanta-thriller meno ordinario del solito e sicuramente di intelletto superiore rispetto alla media delle produzioni targate Jerry Bruckheimer. Il ritorno al passato per scopi investigativi era stato già preconizzato da Steven Spielberg in “Minority Report” (e ovviamente da Philip K. Dick); Scott ci unisce la sua classica e vaga paranoia (da “Nemico pubblico” a “Spy Game”) dell’iper-vigilanza globale che riesce a sorvegliare qualunque angolo del globo con immagini di qualità altissima. Benchè si tratti in fondo di filosofia spicciola da villeggiatura, l’intreccio si dipana suscitando domande di un certo spessore e soprattutto senza mai andare in corto circuito, anche se corre il rischio. Al solito, le regie di Scott sono inni al montaggio; interpreti professionali, garbata retorica sul post-Katrina e un velo di malinconia per Val Kilmer: un tempo era Jim Morrison, oggi ne sembra lo zio salumiere.

Voto: 7=

Trivia
(Prima che Tony Scott cambiasse la location in New Orleans, il film doveva svolgersi a Long Island)
(Tony Scott e Val Kilmer avevano preparato per la troupe delle t-shirt con su scritto “Malcolm X, Jesus Christ, and Jim Morrison: Deja Vu. How can we fail?”, riferendosi al fatto che i tre attori principali avevano rispettivamente interpretato i tre personaggi nella loro carriera)

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