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Un goffo venditore di enciclopedie porta a porta a un passo dall’altare finge di essere un latin lover per conquistare una sua collega di lavoro.
Da oltre un quarto di secolo la commedia all’italiana è sostanzialmente in appalto permanente a due ditte: la Vanzina Bros con tutte le sue succursali (Neri Parenti su tutti) e quella facente capo a Carlo Verdone, che ha vissuto nel tempo delocalizzazioni in varie parti d’Italia, specialmente in Toscana. Entrambe sono specializzate nello stesso medesimo film da 25 anni, con rare eccezioni: assodato che quelli del secondo sono di gran lunga preferibili a quelli dei primi, cos’altro resta da dire? “Borotalco” fu il primo film in cui Verdone abbandonò i personaggi-macchietta di “Bianco, rosso e Verdone” e “Un sacco bello” per dare vita al nuovo stereotipo del romano insicuro, complessato e pacioccone spalleggiato da compagne femminili sempre diverse, che hanno avuto alterne fortune (la bionda Eleonora Giorgi appartiene alla categoria di quelle che non ce l’hanno fatta, e negli ultimi anni si è riciclata come produttrice). Musiche di Lucio Dalla. Leggerino ma divertente, meritano una citazione il magnifico Manuel Fantoni di Angelo Infanti (premiato col David di Donatello come miglior attore non protagonista) e la famosa sequenza in cui Verdone, sigaretta tra le dita, diventa un’altra persona davanti allo specchio: “Un bel giorno, senza dire niente a nessuno, me ne andai a Genova, e mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana. Feci due volte il giro del mondo. Non riuscii mai a capire che cazzo trasportasse quella nave, ma forse un giorno lo capii. (tiro, sbuffo) Droga”.

Voto: 6,5

Trivia
(Nel ruolo della ragazza che Sergio trova in casa di Manuel Fantoni, doppiata con accento inglese, un’ancora giovanissima Moana Pozzi)

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