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Un mite avvocato consulente di un importante studio legale si trova di fronte al caso più grande della sua carriera: dovrà fare i conti con una crisi di coscienza.
Il biglietto da visita mostrato da Tony Gilroy, newyorkese di Manhattan grande amico di Steven Soderbergh al suo esordio da regista, è quello di sceneggiatore di buon livello, che ha firmato il non eccelso copione de “L’avvocato del diavolo” e quelli della trilogia di Jason Bourne. Qui ha il buonsenso di affidarsi totalmente a George Clooney (che – è ufficiale – ha imparato a recitare), perno di una storia un po’ farraginosa e senza dubbio contorta per quelli per cui non è prassi confrontarsi quotidianamente con il materiale avvocatizio. “Michael Clayton” si muove nel solco dei romanzi di Grisham ma come legal-thriller si accende solo nel finale, quando arriva finalmente a compimento quel dilemma interiore del protagonista le cui tracce sono state precedentemente disseminate con troppa parsimonia. Nonostante si faccia un po’ fatica a capire di cosa si stia precisamente parlando, ha una buona tenuta di strada; ed è poi sempre un piacere rivedere Sydney Pollack. La lobby soderberghiana ha assolto perfettamente il suo compito facendo piovere su questo film non più che normale una cascata di nominations agli Oscar: addirittura sette, tra cui quelle scandalose alla regia e a Tilda Swinton come non protagonista.

Voto: 6

Trivia
(Unico film del 2007 a ricevere più di una nomination agli Oscar per i suoi attori)