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Pietro Paladini salva una donna dall’annegamento; tornato a casa, apprende di essere rimasto vedovo.
Dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi, Premio Strega 2006. Tralasciando le ridicole polemiche sollevate da coloro che non trovano modi migliori per esercitare il loro ruolo di padroni del Paese, “Caos calmo” non ha grandi carte in mano: il registro, anonimo e privo di personalità, è quello di tanti, troppi drammetti silenziosi del nostro cinema, inevitabilmente “medio” anche quando si sforza di diventare “alto”. L’imbarazzo dei media che, disperatamente in cerca di qualcosa da lodare, arrivano ad esaltare la prova diligente di Nanni Moretti (che è un bravo attore e non lo si scopre oggi) la dice lunga sul risultato deludente di un film che probabilmente non andava neanche fatto: troppo difficile e arduo, per la nostra attuale situazione, cavare qualcosa di soddisfacente da un romanzo in cui, tolto il prologo, di fatto non succede niente, e che basa la sua forza sugli insistiti travagli interiori del protagonista. Pur limitando al minimo (scelta apprezzabile) l’odiosa voce fuori campo, “Caos Calmo” offre un’inconsapevole sarabanda dei difetti e dei luoghi comuni del decennio: minimalismo forzato, dialoghi di cartapesta, caratterini dimenticabili, bambini saccenti (la piccola Blu Di Martino, insopportabile). Alessandro Gassman prenota il David di Donatello come miglior attore non protagonista. Alla fine della fiera la scena migliore è proprio il tanto discusso e lungo momento di sesso Moretti-Ferrari (peraltro notevolissima), salutare bicchiere di vodka nel bel mezzo di una sciapa minestrina. Per gli ingredienti (la Fandango, Moretti, la solita borghesia romana radical chic, Ivano Fossati, il cammeuccio finale di una certa persona ad uso e consumo dei cinefili) e i toni pacati e rassicuranti, ben lontani dal dolore autentico e straziante di una “Stanza del figlio”, potrebbe passare alla storia come il primo film dell’era-PD. Veltroniano.

Voto: 5,5