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1957: la relazione pericolosa tra il vecchio regista James Whale e un aitante giardiniere.
Secondo film di Bill Condon, regista e autore specializzato in rievocazioni storiche, qui premiato con l’Oscar per la sceneggiatura non originale. I viscontiani ultimi giorni di Jimmy Whale, il padre putativo del mitico “Frankenstein” con Boris Karloff, sono immersi in un’atmosfera ovattata che ha più di un rimando alle ambientazioni di James Ivory, nel bene come nel male. Si svolge su due piani narrativi e temporali che s’incrociano di continuo, dando corpo ai fantasmi di un Whale già malridotto e crepuscolare, come da grande interpretazione di uno Ian McKellen ancora lontano dai successi tolkieniani. Discretamente riuscita la similitudine tra il giovane Clay e il mostruoso Frankenstein come inusuali strumenti di fuga da una realtà infelice, dalla nostalgia del passato e dalla paura della morte. Non sfigura Brendan Fraser, stolido adone in canottiera sul modello di Marlon Brando nel “Tram che si chiama desiderio”.

Voto: 7=

Trivia
(Uno dei soli due film ad aver vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale senza far parte della cinquina dei candidati come miglior film. L’altro, “Lama tagliente”, è del 1996)
(Girato in soli 21 giorni)