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Los Angeles, primi anni ’90: uno squarcio dell’esistenza di Jeff Lebowski detto il Drugo, ex hippy pacifista disoccupato coinvolto in uno scambio di persona insieme a un miliardario a cui dei balordi hanno rapito la giovane moglie.
Ritratto esemplare del coenismo più barocco e sfrenato, senza divieti né restrizioni; una pacchia di centodieci minuti da godersi preferibilmente sdraiati sul letto, o comunque nella posizione più informale possibile. La grandezza dei due fratelli del Minnesota sta nell’alternare opere comiche o drammatiche dall’alto significato morale a lavori come questi, cazzeggio di finissima grana di geniali e imprevedibili derive mentali. In ordine sparso: la gang dei nichilisti (“Non crediamo in niente!”), il bowlingman pederasta di John Turturro (con un incredibile “Hotel California” dei Gipsy Kings in sottofondo!), il bloc-notes, le ceneri, l’entrata in scena di Julianne Moore, tutto John Goodman e ovviamente le strabilianti sequenze oniriche. I Coen smontano scientemente ogni schema e ogni luogo comune di ogni genere cinematografico, dal noir al musical, indicando a chiare lettere lo scopo del loro lavoro di destrutturazione: nessuno. Con ogni probabilità non è un capolavoro e forse neanche un grande film, proprio per la sbandierata assenza di regole e vincoli (ma il cinema non è il Vietnam); questo però non gli impedisce di essere tremendamente divertente.

Voto: 7,5

Trivia
(Molti dei vestiti indossati dal Drugo nel film appartengono realmente a Jeff Bridges. La stessa maglietta con ideogrammi cinesi veniva indossata da Bridges anche in una scena de “La leggenda del re pescatore”)
(Cameo dello sceneggiatore Charlie Kaufman nel ruolo di uno dei ballerini nella scena-musical. La ragazza seduta al tavolo insieme ai nichilisti in una delle ultime scene è invece la cantante Aimée Mann)