crimini-e-misfatti.jpg
Uno stimato oftalmologo ebreo, ricattato dall’amante, se ne sbarazza tramite il fratello, ma poi è roso dai sensi di colpa. Un frustrato documentarista ebreo, in crisi con la moglie, si innamora di una sua collega ma deve fare i conti con un odiato scrittore farfallone.
Summa in chiave seria dell’Allen-pensiero, profondamente bergmaniano e dostoevsijano, con picchi artistici garantiti dalla fotografia del maestro Sven Nykvist e dalla professionalità dell’eccellente cast. Delitto e castigo al giorno d’oggi, puntellato di quella giusta imperfezione tipica della vita in cui non tutto va come deve andare. Film di dubbi e di domande, estremamente complesso e raffinatissimo, non fa nulla per accattivare o emozionare lo spettatore: si lascia arrivare al cuore lentamente, placidamente, serenamente. Dopo qualche esperimento, Allen dimostra finalmente di aver appreso la lezione bergmaniana e confeziona un’opera asciutta, rigorosa e lucidissima, con dialoghi degni della miglior letteratura del secolo. E c’è anche spazio per una delle sue battute più fulminanti: “L’ultima donna in cui sono entrato è stata la Statua della Libertà”.

Voto: 7,5

Advertisements