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Un regista alcolizzato ha un’idea per risollevare la casa di produzione per cui ha lavorato in passato: un film comico completamente muto.
Vera e propria “follia” del newyorkese Mel Brooks, uno degli ultimi grandi del comico puro, un degnissimo regista con lampi di pazza genialità. L’idea del film muto è più sostenibile se puntellata dai divertiti e divertenti cammei di molti divi di Hollywood degli anni ’70 (c’è anche Anne Bancroft, moglie di Brooks), ai quali appartiene l’unica parola pronunciata nel film (“No!”): paradossalmente, spetta al mimo Marcel Marceau. Senza suoni né rumori di scena, proprio come agli albori quando un musicista suonava il pianoforte dietro lo schermo cinematografico, è un documento bizzarro, autoironico (numerosi i riferimenti all’ostracismo degli studios sulla realizzazione di un vero “muto”: lo slapstick è morto da un pezzo!) e soprattutto molto divertente nell’aggiornare al 1976 – con le sue automobili, i suoi produttori, i suoi distributori automatici – le gag in voga mezzo secolo prima.

Voto: 7,5

Trivia
(Grazie alla sua unica parola pronunciata, detiene il record di essere il film sonoro col minor numero di battute della storia del cinema)
(La “Engulf & Devour”, società cinematografica che ne annette altre, è una citazione della “Gulf & Western” che nella seconda metà degli anni ’60 acquisì 80 diverse compagnie, tra cui la Paramount)
(Mel Brooks fu costretto a scartare una gag che amava molto ma che aveva lasciato il pubblico un po’ perplesso: una scena, ambientata in un ristorante a base di pesce, in cui i cuochi sono delle enormi aragoste che tirano fuori dagli acquari degli esseri umani per cucinarli)

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