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Due malviventi si mettono sulle tracce di un misterioso microchip che per caso è finito in possesso di una bella ladra di documenti; all’intreccio partecipa anche uno spaurito autista di autobus oppresso dai debiti di gioco.
Debutto al lungometraggio del 35enne napoletano Davide Marengo, passato da regista di videoclip (tra cui “Fiori d’arancio” e “L’ultimo bacio” di Carmen Consoli e “Cade la pioggia” dei Negramaro). Preso nota del lodevole tentativo di uscire dal solito seminato della commedia all’italiana rimpolpandola con scaglie di noir e action-movie, non ci sono troppi motivi per stare allegri: Marengo sceglie un esordio prudente, riparandosi dietro una macedonia di citazioni di film americani senza dare mostra di avere già un proprio stile riconosciuto. La sceneggiatura, per l’intrigo e la tarantiniana caratterizzazione anche dei personaggi minori, ricorda quella dell’ottimo “Slevin” di Paul McGuigan, ma i dialoghi zoppicano. La solita medietà, insomma. Mastandrea rifà sé stesso ed è sempre gradevole; la bellezza di Giovanna Mezzogiorno toglie il fiato, ma da quando ha disimparato a recitare? Nel mazzo dei comprimari una citazione per il truce Francesco Pannofino, ottimo doppiatore di mezza Hollywood, tra cui Denzel Washington, George Clooney e Antonio Banderas.

Voto: 6