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1985: grazie a una prodigiosa invenzione di un suo amico scienziato, il 17enne Marty McFly finisce catapultato indietro nel tempo, nel 1955. Incontra una sua coetanea che lui scopre essere la sua futura madre, con tutte le complicazioni del caso.
Raro (rarissimo: siamo negli anni ’80) caso di fanta-intrattenimento intelligente, per un film che ha segnato un’epoca e ha rappresentato uno dei pochi fenomeni di culto sensati di quell’infausto decennio. Zemeckis si affranca per la prima volta dall’immagine di delfino di Spielberg per scrivere (con Bob Gale) e dirigere un’opera perfetta, senza una smagliatura né un granello di polvere in ingranaggi ipercomplessi che si rifanno ora alla commedia sofisticata ora al film d’avventura ora alla fantascienza in quanto tale (inappuntabile, nel suo genere, la soluzione escogitata per comunicare al Doc del 1955 il funzionamento della macchina del tempo). Con qualche audacia non da poco: non esistono molte commedie “per la famiglia” in cui sia stato messo in scena con questa libertà d’azione un vero e proprio complesso d’Edipo alla rovescia, temperato con la dovuta ironia per evitare di farlo scivolare nella morbosità (come probabilmente accadrebbe oggi). Ritmo infernale e almeno due scene da antologia: il primo incontro di Marty con Lorraine – pura screwball comedy a ventiquattro carati – e l’esecuzione di “Johnny B. Goode” alla festa. Per il formidabile Michael J. Fox fu il trampolino di lancio di una carriera purtroppo breve. Battuta da copertina di Doc che ha appena ricevuto notizie dal futuro: “Il Presidente è Ronald Reagan? E il vicepresidente chi è, Jerry Lewis?”.

Voto: 7,5

Trivia
(Per girare questo film Michael J. Fox imparò ad andare sullo skateboard)
(Michael J. Fox è almeno tre anni più vecchio di Crispin Glover, l’attore che impersona suo padre)
(A Ronald Reagan piacquero le battute ironiche sulla sua presidenza, tanto da citare la frase finale del film (“Dove stiamo andando, non c’è bisogno di strade!”) nel discorso sullo Stato dell’Unione del 1986)
(Se, nella versione italiana, Lorraine crede che Marty si chiami Levi Strauss dal marchio che porta stampato sui jeans, nella versione originale lo chiama Calvin Klein. E, in quella francese, Pierre Cardin)