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Indagando sulla morte di un suo collega e del marito di una sua cliente, il detective private Sam Spade finisce in un giro di malviventi interessati a mettere le mani su un’antica e rarissima scultura di valore inestimabile.
Primo film tratto dai romanzi di Dashiell Hammett, l’inventore del detective Sam Spade (poi mirabilmente portato sullo schermo da Humphrey Bogart) e di riflesso uno dei padri fondatori del magnifico noir all’americana. “Il mistero del falco”, una delle migliori opere prime di tutti i tempi (e già: fu l’esordio alla regia di John Huston), è entrato di diritto nel pantheon dei miti hollywoodiani per il trench stazzonato di Bogey, le volute di fumo, la glaciale e fatalistica ironia e le insuperabili atmosfere che costituiscono la vera anima del genere, ancor più delle complesse sceneggiature hammettiane che in questo caso si servono del misterioso Falcone come il più classico dei McGuffin hitchcockiani. Film classico e generazionale, che ha educato il pubblico ad accettare anche qualcosa di diverso dal lieto fine, coerente sigillo di un mondo parallelo idealmente affine alla realtà nel proporre infinite zone d’ombra e personaggi di varia “sporcizia”, dove nulla è totalmente bianco né totalmente nero. Bogart da leggenda; tra i personaggi secondari menzione obbligata per il grande caratterista Elisha Cook jr., specialista in ruoli da patetica mezza tacca.

Voto: 8

Trivia
(Fedelissimo al romanzo originale; in alcuni casi i dialoghi sono citati testualmente)
(Durante le riprese furono usate due copie del falco perché Humphrey Bogart ne ruppe una girando la scena in cui compare)
(Primo film di Sydney Greenstreet, 60enne inglese attore teatrale che ricevette al suo debutto una nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista)

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