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Alla vigilia di Halloween un maniaco omicida scappa dalla clinica nella quale era rinchiuso da 15 anni. Problemi di ordine pubblico.
Della trilogia horror che ha rivoluzionato la storia del genere e ha segnato gli anni ’70 in senso non solo strettamente cinematografico (gli altri due sono “Non aprite quella porta” e “Profondo rosso”), “Halloween” è il migliore essenzialmente per due motivi: il primo, squisitamente tecnico, sta nell’abilità magistrale con cui John Carpenter costruisce un estenuante accumulo di tensione senza tuttavia garantire la definitiva venuta a capo della vicenda (finale geniale), di modo che lo spettatore, costretto a navigare a spanne, si trovi nella stessa frustrante condizione dei personaggi del film; il secondo, concettuale, è la roboante strafottenza con cui Carpenter svuota l’horror delle sue classiche problematiche relative alla trama e alla sua verosimiglianza, scoglio su cui si sono spesso infranti fior di film (si pensi a “Profondo rosso” e al suo plot forzatamente carico di chiacchiere psicanalitiche, che fa acqua da tutte le parti), per fregarsene altamente e proporre all’atterrito pubblico novanta minuti di puro Cinema, inaugurati dal memorabile piano-sequenza iniziale che, con le sue sfacciate manipolazioni della dimensione temporale, è già un’audace anticipazione di programma (l’improbabile sveltina-troppo-sveltina tra la ragazza e il suo boyfriend ne è l’apoteosi). Un discreto paio di omaggi al maestro Hitchcock (“Psyco”, “Delitto perfetto”), molto meno invadenti degli horror citazionisti prodotti nei decenni successivi da Wes Craven e i suoi accoliti.

Voto: 8=

Trivia
(Primo film di Jamie Lee Curtis)
(Girato in sole tre settimane in primavera nella California del Sud, Carpenter ovviò al problema della stagione decorando gli alberi del luogo con pezzi di carta dai tipici colori autunnali)
(“La cosa da un altro mondo”, il film del 1951 che i bambini guardano in tv la sera di Halloween, sarà l’oggetto di un remake dello stesso Carpenter nel 1982)
(Il personaggio del medico, Sam Loomis, ha lo stesso nome dell’amante di Marion Crane in “Psyco”, un personaggio interpretato da Janet Leigh, madre di Jamie Lee Curtis, il cui padre è Tony Curtis)