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A Flint, Michigan la General Motors decide di chiudere alcuni stabilimenti per riaprirli in Messico, dove gli operai costano meno. Michael Moore cerca di incontrare Roger B. Smith, il presidente della GM.
Noto anche come “A Humorous Look at How General Motors Destroyed Flint, Michigan”. L’opera prima di Michael Moore presenta da subito le caratteristiche che hanno reso famoso in tutto il mondo il pittoresco documentarista: un bersaglio subito ben identificato (ora Roger Smith, poi George W. Bush); uno stile sufficientemente retorico (con largo uso del montaggio finalizzato allo stridente contrasto tra immagini e musiche, un classico di Moore) per lasciare il segno tra i suoi connazionali, storicamente meno sofisticati del pubblico europeo; una sincera attenzione ai problemi sociali – con riferimenti ai risvolti che hanno avuto nei suoi luoghi natii (qui la disoccupazione, più avanti la diffusione delle armi o la guerra in Iraq) – che sono anche punti di partenza e spunti per un’indagine più generale sull’altra America, sconnessa e grottesca (in questo senso, le volgarità off the records del simpatico anchorman sono delle piccole perle), e su ciò che gli Stati Uniti amano nascondere dietro lo specchio. “Roger & Me” si attesta sui livelli d’eccellenza di “Bowling a Columbine” perché si vedono cose sconcertanti, indicibili, insieme balorde e sbalorditive sugli USA d’oggigiorno, senza che Moore dia mai l’impressione di essersi sforzato molto per scovarle. Si ride verdissimo, anche, ad esempio nelle scene dello spietato “smontaggio” dei falsi miti di un’infanzia. Negli anni ha fatto scuola.

Voto: 8-

Trivia
(Nel 1989 tutti i cinema di Flint erano chiusi; l’anteprima del documentario fu proiettata a Burton, una cittadina vicino Flint)
(Il magazine di San Francisco per cui Michael Moore ha lavorato per tre mesi nel 1985, prima di essere licenziato per aver messo in copertina un suo amico operaio, si chiama “Mother Jones”)