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Un serial killer terrorizza San Francisco; la polizia affida le indagini all’ispettore Harry Callaghan, uomo dai modi non propriamente da educanda.
Ispirato alla vera storia del serial killer Zodiac, che seminò il panico nella California di fine anni ’60 (la cui vicenda è stata recentemente ripresa nello stupendo film “Zodiac” di David Fincher). Alla nuova immagine hard-boiled delle forze di polizia, già approntata a un punto di svolta con il contemporaneo “Il braccio violento della legge” di William Friedkin, si carica in questo film (il primo di una lunga serie) un malessere che è lo stesso della società americana, insicura e per la prima volta scossa dalla consapevolezza di avere anche dei nemici “interni”, all’inizio degli anni ’70. Don Siegel, regista magistrale nelle scene d’azione, non è adeguatamente assistito da una sceneggiatura ingenuotta nel suo integralismo che molto facilmente può essere presa per reazionaria: cosa che in realtà non è, perché non pare avere lo spessore adeguato per ideologizzare la violenza (e anche per l’epilogo, che si vorrebbe simbolico, non trova di meglio che prendere in prestito il finale di “Mezzogiorno di fuoco”). Seguito da “Una 44 magnum per l’ispettore Callaghan” e altri tre sequel.

Voto: 7-

Trivia
(In una scena iniziale Callaghan passa davanti a un cinema dove stanno proiettando “Brivido nella notte”, diretto e interpretato da Clint Eastwood)
(Clint Eastwood ottenne la parte che fu trampolino di lancio per il successo a Hollywood dopo i rifiuti di Frank Sinatra, John Wayne e Paul Newman)
(Il Kezar Stadium, dove Callaghan spara per la prima volta a Scorpio, era all’epoca lo stadio delle partite interne di football americano dei San Francisco 49ers)

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