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A Verona Beach, l’amore contrastato tra due giovani appartenenti a due famiglie acerrime rivali.
Secondo film dell’australiano Baz Luhrmann; una rilettura in chiave pop di “Romeo e Giulietta” era un’operazione audace ma non del tutto inutile, poiché trattavasi della tragedia shakespeariana che è invecchiata meglio per l’eternità dei temi trattati e il fascino che continua a emanare dai giovanissimi in su. Ma, tanto per cominciare, le scene delle schermaglie tra bande armate di sbarluccicanti revolver sono di bruttezza ributtante, tra le peggiori dell’intero cinema americano degli anni ’90. L’impostazione dell’intera ambientazione, multirazziale ma smaccatamente Kitsch (l’irruzione di Mercuzio en travesti nella festa che si svolge in una villa Capuleti architettonicamente affine a quella di Tony Montana in “Scarface”, Padre Lorenzo con un’enorme croce tatuata sulla schiena, eccetera), più di una volta sembra una solenne scempiaggine; però il film è energico, attraversato da una vivificante corrente elettrica tipicamente anni ‘90, che dà il meglio nelle scene d’amore tra i due bravissimi protagonisti (la Giulietta di Claire Danes batte il suo partner di un’incollatura; la scena dei loro primi sguardi attraverso l’acquario è il non plus ultra del romanticismo). L’attrazione per l’eccessivo di Luhrmann dà l’impressione, poi confermata nel successivo “Moulin Rouge!”, che lui sia più tagliato per la commedia o il melodramma – da filtrare con la sua particolare ironia – invece che per l’azione pura e semplice, là dove la sua voglia di procedere per accumulo si risolve in un vagare impazzito e chiassoso. Vero ingresso del promettente Leonardo Di Caprio, attor giovane e imberbe, nel mondo dei grandi; l’anno dopo sarà già tempo di “Titanic”.

Voto: 6=

Trivia
(Oltre ai riferimenti diretti al testo originale, nel film vengono citate anche altre opere di Shakespeare, come ad esempio “La tempesta”: un cartellone pubblicitario recita “Such stuff as dreams are made on”, e reclamizza la bibita Prospero, come il personaggio della Tempesta che pronuncia quella battuta)
(Tra le giovani attrici che non riuscirono a ottenere l’ambitissimo ruolo di Giulietta, anche Sarah Michelle Gellar e Jennifer Love Hewitt, Reese Witherspoon, Kate Winslet e Christina Ricci. Natalie Portman girò anche alcune scene con Di Caprio prima di venire scartata)
(Luhrmann inviò ai Radiohead una videocassetta contenente gli ultimi 20 minuti del film e chiese loro di comporre una canzone per i titoli di coda. Il risultato fu “Exit music (for a film)”, poi inserita nell’acclamato “OK Computer”)

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