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Persi il marito, compositore di successo, e la figlia in un incidente stradale, una donna tenta di spogliarsi del proprio passato liberandosi di casa, proprietà e conoscenze comuni.
Primo film della trilogia “Trois Couleurs” (ispirata alla bandiera francese), ultimo lavoro del polacco Krzystof Kieslowski. L’originale elaborazione del lutto sotto forma di un ostinato desiderio di cancellazione del passato, e dunque negazione del lutto stesso, può essere intesa anche in chiave velatamente socio-politica nei confronti di un’Europa (direttamente evocata nel soggetto delle opere musicali) che, per essere unita, è destinata a dimenticare le pagine oscure della propria Storia. Livido, popolato di simboli come tutto Kieslowski, film di lacrime e grande trattenimento, che ispeziona il dolore senza falsi pudori (da ricordare la sequenza in cui Julie, appena svegliatasi dal coma, assiste in tv ai funerali avvolta tra le coperte del letto d’ospedale). Il Film Blu (colore della libertà ancora un anno prima che nascesse Forza Italia) è cucito addosso a Juliette Binoche, magnifica anche da struccata, attrice ideale per un cinema del raramente detto e del mai ripetuto, in cui la programmatica sordina applicata dal regista alla materia narrativa non blocca il fluire delle emozioni, attraverso un linguaggio che dimostra di poter persino fare a meno delle parole.

Voto: 7+

Trivia
(Il sangue perso dalle nocche delle dita da Juliette Binoche quando strofina la mano sul muro ruvido è autentico)