New York: una rapina finita male alla gioielleria dei genitori porta alla rovina due fratelli di origine irlandese e ciò che resta delle loro famiglie.
La prima sensazione davanti ai titoli di coda di “Before the Devil Knows You’re Dead” (titolo che proviene da un proverbio irlandese, “Possa tu arrivare in paradiso mezz’ora prima che il diavolo sappia che sei morto”; sorvoliamo sulla vaticanale traduzione italiana) è quella di una compiaciuta sorpresa: il vecchio Sidney Lumet, praticamente a secco da oltre un quarto di secolo e nel frattempo insignito di un Oscar alla carriera che è di solito un anticipo di pensione, è ancora vivo e lotta insieme a noi, fuggendo il thriller convenzionale ma confezionando quello che è finora il noir più amaro e pessimista di questo primo decennio del ventunesimo secolo. Abbandonati da un pezzo gli eroi solitari di Henry Fonda, Al Pacino e Paul Newman, con lo stile calmo, solenne e rigoroso di una messa cantata da chi a 83 anni non ha più il dovere di sottostare a qualunque tipo di logica, Lumet mette in scena una tragedia greco-irlandese animata da una meschinità senza fondo e speranza, che stilisticamente brilla del totale ripudio della superflua violenza da action-movie, sostituita da una lenta (a tratti lentissima) marcia di avvicinamento verso l’abisso nel quale il Vecchio, a differenza di tanti suoi presunti discepoli, ha il coraggio di volgerelo sguardo. Il montaggio cronologico, che procede per personaggi invece che per fatti, viene limitato nel finale a favore di una prosa lucida e perentoria. Albert Finney torna a lavorare con Lumet ventitré anni dopo l’Hercule Poirot di “Assassinio sull’Orient Express”, ma il vero fuoriclasse è, come sempre, Philip Seymour Hoffman.

Voto: 7+