Un ex ufficiale della RAF viene scambiato dalla polizia per uno psicopatico serial killer strangolatore di donne, di cui è peraltro amico ed ex collega.
Frenzy = pazzia. Penultimo film di Alfred Hitchcock, incamminato verso l’inverno della propria esistenza, dal quale questo film è fatalmente influenzato: benché non manchino i tocchi di classe (le scene dei ritrovamenti dei cadaveri) e le stille di sardonico umorismo (la disastrosa cucina della signora Oxford), tutto è complessivamente più lento, compassato e spento della media. Hitchcock si misura con gli anni ’70, periodo di fondamentali cambiamenti anche per il cinema britannico, mantenendo un apprezzabile classicismo ma non riuscendo a nascondere un certo disorientamento nella percezione dei gusti del pubblico, arte di cui era un tempo maestro (il film non ebbe successo). Punti a favore: la consueta sceneggiatura di ferro (a firma Anthony Shaffer, non l’ultimo arrivato) e il malsano connubio cibo-sessualità, che striscia lungo tutto il film accentuandosi nella figura di Richard Rusk, eventuale alter ego di Hitch medesimo nella sua ossessione morbosa e fanciullesca verso l’eterno femminino. Attori poco conosciuti al di fuori del mondo teatrale: fa centro la malvagia maschera del rosso Barry Foster. Fa un certo effetto ascoltare le parolacce in un film di Hitchcock.
Voto: 6
Trivia
(Hitchcock compare nel suo abituale cammeo all’inizio del film, durante il comizio: è l’unico tra il pubblico a non applaudire)
(Hitchcock tornò a girare un film in Inghilterra 16 anni dopo “L’uomo che sapeva troppo”)
(Primo film di Hitchcock in cui si vedono scene di nudo femminile)
(Unico film di Hitchcock ad essere stato vietato ai minori di 18 anni al momento della sua uscita al cinema)

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