Nel novembre 1995, il giornalista Lowell Bergman si mette contro l’intera CBS che vuole censurargli un’inchiesta sulle multinazionali del tabacco incentrata sull’intervista al dottor Jeffrey Wigand, fresco di licenziamento dalla Brown & Williamson, di cui era vicepresidente alla Ricerca e Sviluppo.
Michael Mann al suo film più politico e contemporaneo, che indugia con un’epicità silenziosa, originale e ammirevole sul giornalista e sul suo sporco mestiere. Contravvenendo alla sua passione per gli eroi lunari e solitari (il ladro di “Strade violente”, il detective di “Manhunter”, i due protagonisti di “Heat”), pone due uomini all’inseguimento comune dell’Obiettivo per definizione: la verità. Bisogna essere dei fenomeni per girare un film di quasi centosessanta minuti senza smagliature; “Insider” ne ha qua e là, pur rimanendo concentratissimo sull’argomento centrale senza facili scappatoie o derive sentimentaliste. Al centro della poetica generale, in definitiva, c’è sempre e comunque l’essere umano; il più delle volte solo, per sua scelta o perché isolato; e, anche se sconfitto, sempre fieramente aggrappato alla propria orgogliosa dignità. Rimane comunque un (bellissimo) film manniano all’ennesima potenza, per la metodica ricerca dell’antispettacolo cinematografico (ma tutt’altro che privo di pathos), per la predilezione degli scenari notturni e dei non-luoghi (camere d’albergo, ristoranti, sale d’attesa), per la fotografia livida (di Dante Spinotti) e per la magnifica colonna sonora (di Pieter Bourke e Lisa Gerrard; “Sacrifice” è stata colonna sonora di un fortunato spot della Telecom). Lowell Bergman lavora attualmente per il New York Times e per la PBS, e ha vinto il Pulitzer nel 2004; Jeffrey Wigand continua a spendersi, con conferenze e associazioni, per ridurre il consumo di sigarette specialmente tra gli adolescenti.

Voto: 7+

Trivia
(Sulla scrivania di Lowell Bergman si vede uno degli Emmy Awards vinti dal vero Bergman)
(La prima scelta di Michael Mann per il ruolo di Wigand era Val Kilmer)
(Anche se per tutto il film, su richiesta del vero Wigand, apparentemente non si vedono attori fumare, ci sono tre comparse con la sigaretta in mano: una donna in aeroporto, un soldato Hezbollah, un fotografo in tribunale durante la deposizione di Wigand)