Una donna dall’oscuro passato arriva a New Orleans ospite della sorella e del cognato. La sua precaria stabilità mentale lascerà il segno anche all’interno della coppia.
Dall’acclamato dramma di Tennessee Williams, premiata col Pulitzer, un film sopravvalutato e reso indimenticabile dai dettagli più che dal quadro d’insieme. Il tema della follia, altre volte avvincente e magnificamente doloroso, è qui caricato da un’eccessiva componente mélo che con la sua verbosità tira per le lunghe ogni scena ed è nemica giurata della scarna efficacia – poniamo – di un Wilder (“Viale del tramonto”, film che gli è affine anche se declinato in altri modi, è appena dell’anno prima). Diedero comunque scandalo, all’epoca, l’esuberanza fisica dei suoi protagonisti e la scena finale di violenza sessuale – peraltro quasi neanche accennata. Lascia il segno la sordida New Orleans che s’intuisce bene dallo squallore degli interni e nella sua antipatica buzzurraggine rappresenta l’inizio della fine per la protagonista, che se n’era costruita un’immagine troppo idealizzata. Grandi attori, tra cui uno: Marlon Brando massimamente gattone nella sua caratterizzazione di Stanley Kowalski, primo grande ruolo di una carriera che l’ha fatto, e continua a farlo anche da morto, l’attore più famoso della storia del cinema americano; rimangono ad memoriam i suoi scatti d’ira e la canottiera bianca bagnata di birra nella penultima scena con Vivien Leigh.

Voto: 6,5

Trivia
(Nonostante il ruolo di Blanche DuBois fosse stato interpretato a Broadway da Jessica Tandy, nella versione cinematografica fu scelta Vivien Leigh per il suo maggior appeal verso il pubblico)
(John Garfield rifiutò il ruolo di Kowalski perché non voleva essere messo in ombra dal personaggio femminile)
(Vivien Leigh, che nella vita soffriva di disturbo bipolare, ebbe in seguito alcune difficoltà nel distinguere tra la propria persona nella realtà e Blanche Dubois)
(Uno degli unici due film della storia del cinema ad aver vinto tre Oscar su 4 per quanto riguarda gli attori: l’altro è “Quinto potere”, 1976)
(E’ risaputo che Marlon Brando detestasse il personaggio di Stanley Kowalski)
(Nel film mancano i riferimenti, presenti nel testo teatrale, all’omosessualità del primo marito di Blanche)

 
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