Trovato per caso in un prato un orecchio umano, il giovane Jeff inizia a indagare privatamente e s’imbatte nelle disgrazie private di una cantante di night-club a cui un gruppo di malviventi ha rapito il marito e il figlio.
Convenzionalmente indicato negli annali come il punto d’inizio del Lynchianesimo (non considerando “Eraserhead”, ouverture da cinema di mezzanotte), dopo lo splendido esordio classico di “The Elephant Man” e l’ingiudicabile “Dune”. “Velluto Blu” già racchiude in forma germinale le magnifiche ossessioni del regista di Missoula, prima fra tutte l’impulso a inserire l’inspiegabile nella struttura narrativa, sotto forma di minimi elementi che facciano da silenziosi detonatori della realtà. Ad esempio: nella straordinario incipit, si vedono in sequenza un cielo troppo blu, delle rose troppo rosse, dei tulipani troppo gialli, e la signora che beve il tè davanti alla tv sta guardando un film in cui il protagonista ha in mano una grossa pistola – troppo grossa. Dalla semina dell’inquietudine si passa al raccolto di un thriller-noir volutamente ipergrottesco, popolato da personaggi di sordidezza caricaturale e animato da situazioni fini a loro stesse (Dean Stockwell, cammeo folgorante, che canta in playback “In dreams” di Roy Orbison), ché a Lynch poco gliene cale dell’intreccio in sé o del disegno dei personaggi principali (un trio d’attori di espressività marmorea, con menzione di disonore per Kyle MacLachlan – un autentico sacco vuoto, forse per questo così apprezzato da Lynch). Grande cinema dell’evocazione, del suggerito, del pensiero subconscio che viene a galla anche quando la ragione va nella direzione opposta. All’epoca ignorato e anzi osteggiato per i suoi fittizi difetti (tra cui un lieto fine in realtà carico di sarcasmo: il pettirosso col verme in bocca, presunto simbolo del trionfo del Bene, è palesemente finto). Una delle bizzarrie più memorabili della storia dell’Academy fu quella di candidare Dennis Hopper all’Oscar come attore non protagonista non per questo film, ma per il moscissimo “Colpo vincente”.

Voto: 7,5

Trivia
(Val Kilmer rifiutò il ruolo di Jeffrey, bollando la sceneggiatura del film come “pornografia”)
(Molti attori rifiutarono la parte di Frank trovandola troppo sgradevole e repellente. L’unico a pensarla diversamente fu Dennis Hopper, che secondo le cronache esclamò: “Devo avere la parte di Frank, perché io sono Frank!”)
(Hopper e Isabella Rossellini non si erano mai incontrati prima di girare la scena di fist-fucking; Hopper non sapeva che la Rossellini fosse nuda sotto il vestito)
(Lynch avrebbe voluto che il personaggio di Dennis Hopper inalasse elio durante le sue scene, per dare corpo all’immagine bizzarra di uno psicopatico dalla vocina acutissima)

 

 

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