Dopo un incidente occorsogli nel tentativo di sabotare una centrale elettrica della zona, il cervello di un commesso di videoteca diventa una fonte elettromagnetica che smagnetizza tutte le VHS del negozio in cui lavora insieme a un amico. Ai due non resta perciò che rigirare da soli tutti i film andati perduti.
Quarto film del prodigioso Michel Gondry, il quale tra vent’anni (e forse anche prima) verrà studiato nelle scuole. Ad oggi nessuno gira sciocchezzuole più divertenti e deliziose, nessuno fiuta meglio l’invenzione e la trovata d’artista, nessuno ha il suo talento – mentale prima ancora che visivo – da giocoliere di luna park. “Be Kind Rewind” (come al solito deturpato nel titolo dalla distribuzione italiana, ma per Gondry non è una novità, ricordando come fu reso “Eternal sunshine of the spotless mind”) raggiunge e a volte supera le vette di sgangheratezza del precedente “L’arte del sogno”, soprattutto nella spensieratezza di una sceneggiatura che saltella come una bimbetta nell’erba senza sentirsi in dovere di motivare ogni passaggio. Perché non è importante, se si parte dell’idea più geniale degli ultimi n anni di cinema americano, e soprattutto perché c’è dell’altro: una riuscitissima mozione degli affetti sul VHS come formato simbolo dell’ultimo cinema romantico e simpaticamente sfigato (opposto al perfettivo ordine della videoteca “cattiva”) e una rete fittissima di omaggi, rimandi (l’apparizione di Sigourney Weaver potenzialmente nel ruolo di sé stessa) e citazioni che lo rende ahimè totalmente intellegibile soltanto ai cinefili più accaniti. Si consiglia vivamente la versione originale, per apprezzare meglio l’istrionismo verbale di Jack Black. Con le dovute proporzioni, è il “Nuovo Cinema Paradiso” di Gondry. Peccato che non avrà alcun successo.

Voto: 7,5

Trivia
(Se nella versione in italiano il gioco di parole riguarda il Marocco e il verbo “maroccare”, in quella originale il verbo è “to swede” e il riferimento geografico è alla Svezia)

 

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