Soffocato dalla vita coniugale, oppresso dalla suocera e depresso per la morte della figlia, il bibliotecario Mattia Pascal scappa dal paesino di Miragno per andare a Montecarlo. Là vince una grossa somma al casinò e sul treno di ritorno apprende che a Miragno l’hanno dato per morto: occasione imperdibile per cambiare vita.
Dal più noto romanzo di Luigi Pirandello, da vivo più stimato dai francesi che dagli italiani, la più importante delle due trasposizioni cinematografiche (la seconda è del 1985, a nome “Le due vite di Mattia Pascal”, con regia di Mario Monicelli e con Marcello Mastroianni nel ruolo del protagonista). Marcel L’Herbier, grande regista di muto prima e di sonoro poi, si avvalse del grandissimo Ivan Mosjoukine, l’uomo del cui primo piano si servì Lev Kuleshov per mostrare al mondo i prodigi del montaggio; la sua straordinaria impersonificazione di Mattia, fondata su una profonda espressività visiva nonostante l’apparente imperturbabilità, è il principale fiore all’occhiello di una versione correttamente calligrafica dell’intera opera, che solo nel finale si discosta dal testo originale. La prosa ironica e impetuosamente energica di Pirandello viene portata sullo schermo da prove d’attori cariche d’enfasi, diretti da L’Herbier con grande senso del ritmo e accenni di cinema burlesque (la zuffa comaresca tra zia Scolastica e la suocera di Mattia). Gli esterni di Miragno furono girati a San Gimignano.

Voto: 7

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